No a repressione e censura. DdL “Antisemitismo”: contro la criminalizzazione della solidarietà alla Palestina

Dal 9 settembre è in corso in commissione alla Camera l’esame del disegno di legge cosiddetto “contro l’Antisemitismo”, un provvedimento già approvato a larga maggioranza dal Senato il 4 marzo 2026    con i voti non solo dei partiti di governo ma anche di “Azione”, renziani, una parte del PD e con l’astensione del resto del PD.

Un ingenuo potrebbe chiedersi quale urgenza ci sia di varare in Italia proprio una legge specifica contro l’antisemitismo mentre è lo stesso governo a fomentare ogni giorno l’odio contro gli stranieri (specie se arabi e musulmani). Un Paese dove gli immigrati irregolari vengono rinchiusi in lager disumani, i medici che cercano di sottrarre le persone fragili all’internamento amministrativo nei CPR vengono perseguiti, le ONG che si dedicano al salvataggio in mare vengono pesantemente sanzionate, dove si cerca di discriminare gli alunni stranieri nelle scuole. Un Paese dove esistono già norme, come la legge Mancino, che (sulla carta) puniscono severamente ogni forma di razzismo (inclusa la negazione della Shoah).

La spiegazione è semplice. La complicità della classe dirigente italiana con la politica criminale e genocida dello Stato di Israele, una complicità trasversale (come dimostrato dal voto del Senato) che mira ad introdurre norme subdole tendenti a stroncare ogni forma di critica ad Israele etichettandola con l’infamante accusa di “antisemitismo”.

Un bavaglio che è diventato tanto più urgente dopo le poderose mobilitazioni di solidarietà con Gaza dell’autunno 2025 e che ha visto squadernare in questi mesi tutto l’armamentario delle misure repressive: dalle multe ai sindacati promotori degli scioperi, agli sgomberi di spazi sociali, alle misure preventive di PS, all’arresto di Mohamed Hannoun e di altri esponenti della comunità palestinese sulla base di veline del Mossad (sono ancora in carcerazione preventiva da dicembre 2025), alla pesante condanna di Anan Yaeesh per atti di Resistenza compiuti in Palestina…

In questo quadro si inserisce il disegno di legge in discussione che adotta la “definizione operativa di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA)    […] ivi inclusi i relativi indicatori”.

Questa definizione equipara abilmente antisionismo e antisemitismo per cui (citiamo dagli indicatori) come “antisemita” sarebbe inquadrabile “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.” (ma Israele è realmente uno Stato che adotta un pesante apartheid nei confronti dei suoi stessi cittadini non ebrei), oppure “Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti” (ma Israele sta adottando una politica obiettivamente nazista nei confronti dei palestinesi).

Dopo lunghe discussioni e anche per le contraddizioni interne alla destra (dove gli antisemiti, quelli veri, abbondano) sono state per il momento accantonate le norme penali inizialmente proposte (Gasparri)    e la proibizione delle manifestazioni “antisemite” (Romeo) per privilegiare un approccio “preventivo”.

La proposta di legge in discussione (ddl 2830) prevede così in cinque articoli l’elaborazione di una “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo” basata su interventi “educativi” e “formativi” nelle scuole, tra studenti, docenti, magistrati, prefetti, forze armate e polizia e, sui mass media, il monitoraggio delle attività “antisemite” attraverso una apposita banca dati,    “apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet” (ovvero norme bavaglio sui social), l’obbligo per scuole e università di attivare misure “per contrastare i fenomeni di antisemitismo”. Le università “possono individuare al loro interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo” (una figura di censore già tristemente nota in Germania).

I proponenti della legge cercano di mascherare le loro intenzioni repressive dietro l’affermazione che “la legge non prevede sanzioni” ma il vero punto pericoloso sta proprio nell’adozione, come riferimento vincolante, della dichiarazione IHRA, un documento molto discusso a livello internazionale (le si contrappone tra l’altro una “dichiarazione di Gerusalemme” sottoscritta da centinaia di studiosi), un documento che all’inizio era nato come strumento di lavoro “non giuridicamente vincolante”. Su questa base si inizierà a strozzare lentamente il movimento di solidarietà con la Palestina attraverso una metodica censura su social, media, scuole e università (come previsto dal ddl) e le sanzioni penali e le proibizioni potranno ricomparire in un secondo momento dopo che il quadro giuridico si sia consolidato. Non dimentichiamo che ci sono già paesi europei come Germania e Regno Unito, dove è penalmente perseguibile manifestare contro Israele.

Come anarchiche e anarchici siamo nemici irriducibili di qualunque forma di razzismo e di nazionalismo (che sia antisemitismo, islamofobia o qualunque altro) così come ci opponiamo ad ogni forma di religione e di Stato, strumenti cardine di ogni oppressione. Non riponiamo alcuna fiducia nelle alchimie parlamentari (negli ultimi giorni sia Vannacci che la Schlein hanno posizionato, per evidenti motivi tattici, i rispettivi partiti per il voto contrario) ma riteniamo che solo la mobilitazione di massa possa bloccare questo nuovo tassello di una deriva autoritaria che, dal 2022 ad oggi, ha già visto introdurre 57 nuovi reati, 60 aggravanti e un aumento complessivo di pene pari a 500 anni di carcere. Misure rivolte soprattutto a reprimere le proteste sociali e indirizzate specialmente contro i ceti proletari, le persone razzializzate e marginalizzate e i giovani.

È imperativo oggi mobilitarsi per garantire la libertà di pensiero e di manifestazione.

Mauro De Agostini

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